LE WIKI AZIENDALI: LA SCRITTURA A PIU’ MANI

In quest’ultimo contributo di pensiero sugli ambienti 2.0 voglio soffermarmi su quello strumento particolare che sono le wiki aziendali.

Mi è capitato di leggere (non ricordo più dove) una bellissima metafora inerente il fenomeno delle wiki che riprende l’esperienza di Don Milani: “la scrittura a più mani”.

A ben vedere la condizione in cui il sacerdote d’avanguardia metteva i propri studenti era quella della conversazione operativa. Si trattava di dibattere idee, punti di vista, intorno a dei topic sentiti, ma che alla fine dovevano esprimersi in un testo condiviso. La discussione poteva evolvere grandemente, ma alla fine le parole scelte dovevano rappresentare il generale allineamento di significato.

Credo stia qui il punto rispetto a questo particolare ambiente 2.0: la costruzione di un documento formalizza un processo cognitivo collettivo, nel quale l’individuo va oltre se stesso per creare insieme.

Come ci ricorda Giacomo Mason nel suo ultimo libro Intrante 2.0, le wiki possono essere nel o fuori dal flusso. Significando che è possibile utilizzare questa modalità collaborativa nell’ambito di processi esistenti come supporto alla dinamica comunicativa, ma anche nell’ambito di progetti estemporanei di varia natura. In quest’ultima declinazione le wiki diventano una sorta di ultimo passo nell’ambito di una più articolata esperienza di analisi, brainstorming, discussione e formalizzazione. Una sorta di passaggio fra gli “stati della materia del sapere”: da polverizzata e mobile, a sempre più legata e focalizzata, fino alla cristallizzazione finale. Giacomo parla di general purpose technology aspetto che candida questo strumento, come gli altri che abbiamo visto, a diventare uno spazio sociale di azione umana nell’organizzazione.

Dicevamo conversazione operativa. Si, perché a differenza dagli altri ambienti 2.0 di cui abbiamo parlato in precedenza, qui la persona nel gioco relazionale con gli altri deve in qualche modo abbandonare il porto sicuro della propria visione per costruire insieme ad altri, e questo trust non è detto che sia pronto all’uso nell’ organizzazione.

 Per loro natura, e per necessità operative, le wiki tendono a non essere illimitatamente aperte come possono essere i blog, o le altre aree puramente conversative. Ma questa pseudo-limitazione è in qualche modo strumentale a dare al gruppo di lavoro una dimensione fattiva, ancorché non necessariamente invisibile allo sguardo del resto della comunità aziendale che per molta parte di un processo di creazione potrebbe avere collaborato attraverso l’apporto di idee.

Ho avuto la possibilità di osservare un progetto nell’ambito di una piattaforma che interessava circa 80 persone. Queste dovevano produrre un documento gestionale condiviso sulla cura del capitale umano attraverso la dinamica di “costruzione del sapere” che ho accennato prima.

L’intera comunità ha abitato la piattaforma imparando a descriversi come abbiamo discusso nel primo post di questo ciclo. Successivamente la comunità ha dibattuto sulla struttura del documento: capitoli, lunghezza, tono,  e avviato delle sotto-community tematiche per ogni capitolo del documento.

Ogni persona si è liberamente collocata nelle community tematiche nella quali ha ritenuto di poter dare un contributo, e partecipato, attraverso i blog, alla discussione di approfondimento di quella tematica.

Nella fase più avanzata le community hanno espresso dei piccoli gruppi di lavoro per l’attività di formalizzazione ed editing dei capitoli e dei paragrafi. Le community hanno seguito passo passo la formalizzazione potendo partecipare ulteriormente per aggiustamenti continui fino alla creazione del documento finale.

Il progetto, che ho potuto osservare solo dall’esterno, mi ha sottoposto alcune dinamiche sulle quali in parte sto ancora riflettendo:

  • L’area wiki ha ospitato un’attività culmine di un processo più articolato che senza l’apporto da parte della comunità più ampia non avrebbe avuto luogo. In qualche modo senza la fase conversativa nei blog non ci sarebbero state “le parole” ed i significati per scrivere il documento
  • L’attività di editing del gruppo è stata improntata all’approccio finalistico: lo scopo era scrivere il documento, non rimaneggiare i presupposti o gli apporti. Quello che ho notato è che i gruppi di scrittori non apportavano modifiche di contenuto sostanziale, ma solo di forma e struttura. Lo spazio di analisi non era quello e loro rimandavano alle community le domande che sorgevano nella fase di scrittura
  • La comunità generale ha sempre avuto accesso in modalità reader alle fasi di scrittura. In qualche modo si trattava di piccoli gruppi operativi della stessa community. La scrittura restava a più mani, dove idealmente le mani erano di ogni membro della comunità, e non solo di quelli che fisicamente scrivono.

Naturalmente questo progetto descrive una dinamica particolare che fruiva dell’intera piattaforma come marco-ambiente articolato per far crescere la discussione e maturare i concetti poi formalizzabili. E’ possibile che tutte queste dinamiche si giochino nell’ambito di un team di lavoro più ristretto, con preciso commit e sessioni in real. Nel senso che la discussione comunque abilita e fornisce le condizioni di formalizzazione finali.

Agevolare neella vita organizzativa una qualche esperienza di scrittura a più mani oltre a facilitare quel processo cognitivo di cui ho parlato all’inizio, mette a disposizione delle persone un artefatto reale che diventa simbolo della co-creazione, supportando così il senso di appartenenza.

Le wiki aziendali possono essere utilizzate con questo meta-obiettivo oltre che per quello più prosaico di scrivere documenti di utilità comune.

Con questo post concludo i ciclo sugli ambienti 2.0.

Lo sguardo è sempre stato alle opportunità socializzanti, aggreganti, che questi strumenti possono facilitare nella dinamica sociale delle persone nell’organizzazione.

Per chi pensa all’implementazione di un progetto e20, diventa quindi necessario porsi in questa chiave di lettura che dal mio punto di vista aumenta le possibilità di riuscita del progetto stesso.