La #socialorg fonda il suo modello sulla capacità di creare un contesto collaborativo.

Collaborativo nel senso che i processi core si animano dell’apporto di molti (tutti gli) attori che ruotano intorno a quel processo. La conversazione organizzativa fa il resto liberando pensiero, idee, problem solving.

Uno degli elementi centrali della collaboration è la decisione.

Se nel “modello organizzativo tradizionale” questa è tutta nella mani di ruoli di controllo che sono anche gerarchici, nella #socialorg la decisione invece si sposta al livello in cui è più efficace ed in cui impatta più direttamente.

Non possiamo immaginare organizzazioni collaborative efficaci che mantengano un processo decisionali fondato su escalation gerarchica.

La decisione è quindi una delle scottanti materie collegate alla capacità manageriale di creare un sistema di deleghe efficaci.

In questo pezzo di qualche anno fa ragionavo sui “tipi logici della decisione” presenti nelle organizzazioni, e notavo come di fatto molte decisioni possono essere lasciate al “piano” nel quale si forma la domanda. Il vero tema manageriale è come tenere sotto osservazione le dinamiche decisionali che a quel livello si prendono, e non come sottrarle.

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Innegabile però che la decisione non sia una pratica semplice date le grandi variabili oggi in gioco nelle organizzazioni. Si rischia spesso, ad ogni livello, di prendere decisioni che siano per larga parte inconsapevoli del loro impatto su altri parti del sistema.

Non solo. Si decide spesso avendo a disposizione poche fonti informative, ed una “tesi” su quello che dobbiamo dipanare formatasi in modo non rigoroso.

Come Possiamo oggi affinare questa dimensione, che viene prima della decisione ed attiene più alla capacità di porre meglio la domanda?

Possiamo farlo facendo entrare il dato in modo strutturale sui processi collaborativi.

I dati si formano in continuazione dentro e fuori l’organizzazione da sempre. La novità però è che siamo oggi in grado di raccoglierli meglio e più velocemente, affinarli, aggregarli per generare delle fotografie del contesto che consentono di procedere verso la decisione.

Ora questo è un turing point assoluto nei modelli decisionali collaborativi perché:

  • i dati diventano prima di tutti dei sistemi di allineamento di senso fra decisori anche molto lontani fra loro
  • consentono di aprire una conversazione solo su elementi interpretativi su cui vi sono delle incertezze, focalizzando e razionalizzando gli sforzi
  • offrono al management l’elemento su cui osservare le decisioni che vengono prese in modo collaborativo dal proprio team, community, consentendo la delega di cui dicevamo prima senza la perdita di controllo
  • la capacità di raccolta ed affinamento che abbiamo descritto prima generano un flow continuo domanda > analisi > comprensione > conversazione > decisione  che velocizza il processo e responsabilizza tutti

La #socialorg è data driven non nel senso che si affida “ciecamente” al dato, ma nel senso che da questo parte per generare modelli decisionali collaborativi. Ma il dato deve essere vero supporto, e quindi valido, pulito, fruibile.

Metto qui link di e-book scaricabile prodotto da SAS Italy che ben descrive il processo di data management per come oggi dovrebbe essere praticato. Un processo che arricchisce la dimensione decisionale e come abbiamo detto offre la dimensione su cui rendere collaborativa la decisione.

In un contesto in cui l’adattamento costante è il vero talento delle organizzazioni migliori, la decisione deve trovare un equilibrio forte fra velocità e quindi efficacia, e la massima partecipazione degli attori implicati.

La #socialorg è quindi data addicted per definizione!